Pino Farinotti Fan Club

Pensieri e parole del "più grande critico del cinema del mondo"

12.9.06

Pino's Greatest Hits # 1: La recensione di Saw...

In versione integrale da mymovies.it, per il vostro piacere perverso.

Nelle sale italiane è approdato Saw - L'enigmista, thriller-horror, che stabilisce il record della violenza. Citiamo du nomi: James Wan, regista e sceneggiatore, e Leigh Whannell, sceneggiatore. Esordienti. Li citiamo perché vengano, in futuro (perché certamente avranno un futuro) evitati. Il regista ha dichiarato (ridendo): "voglio che la gente sia molto scossa, quando uscirà dal cinema, totalmente scossa. È questo il mio scopo". Le gente (non tutta certo) è uscita dalla sala non "scossa", ma animata da sentimenti "diversi", ben più intensi e peggiori. Chi scrive (che ha visto e scritto molto) è uscito soprattutto con una convinzione: il confine è stato sorpassato. Ogni autore si pone sempre un compito, che è quello di incidere su chi vedrà l'opera. Questi due, cinicamente, ridendo appunto, si sono posti quello dei record: di violenza, di delirio e tutto il resto.
Ci si mette a tavolino e si decidono i record: le budella estratte, la tortura alla bambina, come usare la sega (Saw vuol dire sega), e cento particolari come questi. Si tratta di superare quelli di prima: Tarantino, Carpenter, Craven, i maestri, erano arrivati fino lì, noi andiamo oltre. Le budella fuori dalla pancia si sono già viste, noi gliele mettiamo in mano. Ma i tre citati sopra hanno dell'altro, sono autori veri, Tarantino è il talento che sappiamo, malignetto ma ironico per lo meno, Carpenter ha "reinventato" la fantascienza, Craven, prima che regista, era stato docente di letteratura. Ma da dove viene l'educazione sentimentale di Wan e Whannell? Dai maestri della letteratura e del cinema, o piuttosto da videoclip che sono la summa e la sintesi del mucchio horror precedente e che andrebbero letti e filtrati possedendo la giusta cultura di base?

Come sempre vale il racconto più che l'astrazione. Il "pretesto" di tutto viene da due uomini che si ritrovano incatenati in una cantina (water pieno di tutto e naturalmente ci vanno messe dentro le mani, un cadavere maciullato che si rialzerà alla fine, e sempre il sangue presente come costante normale e quotidiana). Uno dei due, per salvarsi, dovrà uccidere l'altro. Per il resto la sceneggiatura è sbrindellata e incomprensibile, al servizio, episodicamente, delle invenzioni da record. Eccone alcune: un uomo nudo e grasso ( c'era già in Seven, ma qui si fa di meglio, appunto) potrà salvarsi uscendo da una gabbia di ferro, filo spinato, punte, molle e così via. Ci si butta contro fino a farsi uscire i succhi gastrici.
Una donna si sveglia con uno scafandro (studiato naturalmente per terrorizzare) che scoppierà se lei non lo aprirà con una chiave che si trova nello stomaco del cadavere lì per terra. Con un coltello la donna apre la pancia, estrae gli intestini, ma c'è la sorpresa, l'uomo non è morto, è solo narcotizzato. Uno dei due incatenati sente, al cellulare, le voci della moglie e della figlia (sette anni) torturate dal maniaco. Il telefono gli sfugge di mano. La catena, al piede, gli impedisce di raggiungere l'apparecchio, pieno di urla strazianti. Vicino c'è (ma guarda) una sega. L'uomo comincia ad amputarsi il piede. Mentre mamma e bambina continuano ad essere torturate, due individui, un altro maniaco e un ex poliziotto, sanguinolenti e urlanti si rincorrono per raggiungere e uccidere l'uomo che non finisce mai di tagliarsi il piede. E via di questo passo. Tutti record.


La sensazione è che questo film determini il punto di non ritorno. Forse, davvero, non c'è più il carburante per, diciamo con termine addolcito, salvaguardarsi.
Erica e Omar che uccidono mamma e bambino potrebbero essere una sequenza di questi film. Ed è probabile che l'educazione sentimentale dei fidanzatini di Novi venga anche da lì. Solo che la mattina dopo, l'horror, l'effetto speciale non si era esaurito, mamma e figlio erano all'obitorio, mutilati e dissanguati.
Forse è il momento che questo "problema" venga affrontato. La storica campagna contro il fumo esiste e produrrà risultati. Ma il fumo qualche superstite lo lascia. Film come questo non ne lasciano. Soprattutto fra i giovani e giovanissimi. Non è demagogia e non è censura. È salute pubblica.

1 Comments:

Blogger cooksappe said...

ah si

2:19 PM  

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